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Stage: il silenzio dell'attesa

Questo articolo lo avevo scritto e pubblicato nel marzo 2005 sul Comuniversity, il mensile cartaceo redatto dagli studenti della facoltà di Scienze della Comunicazione dalla Sapienza… ci sono molto affezionato e, a mio molto parziale parere, mi sembra buono e comunque attuale… ecco perché scelgo di riproporlo qui, sul sito di Prime Roma, la mia attuale “fonte” di esperienza…

Un anno… già quasi un anno da quando ho concluso uno stage, il mio primo stage, (dire stage fa molto più “figo” di tirocinio… mica voglio fare l’avvocato io!) presso un’importante agenzia di marketing a Roma, zona piazza Bologna. Due sedi in Italia e una in Spagna. Così grande che ancora oggi devo capire bene quello che fanno… dalla pubblicità, all’organizzazione di eventi, un’agenzia di viaggio per i “viaggi premio”, alle campagne di incentivazione per il trade e per il consumer (le raccolte punti per intenderci…. tipo quelle dalla benzina o dei supermercati): in questo settore sembrano essere i più bravi d’Italia. Almeno a vedere i numeri delle schede compilate o i premi consegnati.
Quando Claudio Cerasa, mi ha scritto di scrivere due righe su questa esperienza… quasi mi prende un colpo: lo dicevo prima, già un anno è passato. Molta acqua è passate sotto i ponti, eppure ancora non mi sono laureato.
Attenti ragazzi, c’è il rischio che, se farete anche voi uno stage (ormai per scelta, visto che le cose in facoltà cambiano velocemente ed ad oggi, per delibera del Consiglio di Facoltà del 23 dicembre 2004, non sembra poi così obbligatorio farlo come un anno fa….), potreste nascondervi dietro un dito, un po’ come me, dicendo… o studio o “lavoro”: così studi poco.
Le sessioni volano e tu ti ritrovi al palo. Ma anche questo serve a crescere e a formarsi no? Non è questo forse l’intento della riforma universitaria che vuole rendere la realtà accademica “operativa”? Fare stage serve: serve per imparare a dover rendere conto a qualcuno del proprio operato, che non sia te stesso o i tuoi genitori. Retorico?
Ma forse Claudio si aspettava una cronaca dello stage. Ma io non sono un cronista. Nei fatti, stavo li 4 volte a settimana per tre ore e mezza. Il primo mese dovevo semplicemente imparare e ascoltare, in silenzio. Il silenzio premia allo stage. Me lo ha insegnato anche il mio tutor universitario prima di iniziare… uno dei tanti docenti a contratto di marketing; mi disse “Fabio, mi ascolti, Lei probabilmente avrà anche delle intuizioni migliori di quelle che hanno lì in agenzia; avrà conoscenze superiori e un polso migliore della situazione, perché Lei vive il mondo e ha 20 anni. Pensa e ragione più veloce di loro. Ma se non le chiedono un parere…. Bhè stia zitto. Perché probabilmente Lei avrà soluzioni più immediate e funzionanti, ma Lei è li per imparare, non per insegnare. Se la prendono di mira, per gelosia o invidia, Lei è tagliato fuori da qualunque progetto. Tenga anche presente che probabilmente, anzi sicuramente, lavorerà con persone che non sono laureate, ma sono brave perché fanno ‘sto lavoro da anni e anni.
Stia zitto. Si fidi. Stia zitto e prenda tutto quello che c’è da prendere”.
Si. Aveva ragione.
Io e te che mi leggi avremmo svoltato, risolti i problemi con fantasia e concretezza nella metà del tempo di tutti. Ma dovevo aspettare. Aspettare l’occasione in cui…., durante una di quelle sedute di brainstorming con l’account, un creativo, un grafico, un copy, una segretaria caruccia ma maldestra, … nulla uscisse fuori.
Così tornando a casa e aspettando l’autobus… boom, l’intuizione, l’IDEA: ecco il soggetto per la nuova raccolta punti per il trade di un banca. Eccomi a preparare due pagine di appunti a casa, e una seconda idea (appositamente non valida per far scegliere dal mio tutor aziendale, uno degli account dell’agenzia, l’idea che sapevo vincente).
Mi precipito a casa di una amica che studia architettura e desing d’interni e mi riempio di libri di foto e materiale valido che dia forza all’idea.
Boom – BINGO – ma l’idea non ve la racconto… La grafica e il copy nel giro di 48 ore preparano la campagna. Io scrivo pure il regolamento nel frattempo. L’account è felice e sorridente… entusiasta.
Io cerco di elogiare la nostra facoltà su come ci rende pronti a “vivere” il lavoro, su come ci prepara etc etc… forse lo sa anche lui. Ma in fondo non può dire apertamente che è così. I senior account lavorano a percentuale sul lavoro che fanno. Gli junior account hanno un fisso misero più le percentuali ridotte della metà circa (anche questo l’ho imparato lì, come mille altre cose). Ma io non ero un junior account. Pazienza. Al cliente l’idea è piaciuta. Io non sono andato a quell’incontro. Non so neanche perché.
Intanto in agenzia nei tre giorni successi già si lavora ad altri due progetti. Ogni account deve lavorare almeno su due o tre progetti contemporaneamente nel suo settore specifico. A seconda della grandezza del progetto non ci si può stare sopra più di 15 giorni o perdi il treno dei lavori successivi. In quell’ agenzia credo di aver contato 5 o 6 account.
Fate un po’ il conto voi. Intanto La “mia” campagna è piaciuta al cliente, molto, ed è partita, velocemente.
E i miei tre mesi sono finiti altrettanto velocemente, e si tenta di dare qualche “esamuccio” misero a febbraio per mettersi apposto con la coscienza.
A proposito, se il vostro interlocutore, o tutor o datore o cliente o quello che sia (compresa la tua ragazza/o) ti dice: “appena posso o ho bisogno, ti chiamo io”… sappiate che, come a me, il vostro cellulare resterà in silenzio… Tenete da conto e fatene memoria. In bocca al lupo.


Fabio Vartolo



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